Cinque paesi, una sola comunita'
Il ritrovamento di frammenti di ossa di mammuth, ora custoditi nella sede della Mediateca di Padernello, stanno a suffragare questa tesi. Il fiume, che all’epoca aveva certamente un percorso molto meno definito di quello attuale, favoriva sul territorio la formazione di zone molto paludose, specialmente nella parte bassa di Acqualunga.
Infatti alcuni studi archeologici confermerebbero l’esistenza di palafitte di origine gallica o ligure. Il paese é nato probabilmente come stazione militare romana contro i Celti lnsubri ma in seguito rinsaldò le proprie difese a protezione di un’importante colonia romana.
La particolare conformazione di questa zona, costituita da un vasto altopiano degradante verso sud fino alle rive del fiume, garantiva un’ottima visuale per l’avvistamento di eventuali nemici provenienti dal cremonese. Quasi sicuramente per questo motivo, alcune legioni romane scelsero questo luogo per installarvi un loro accampamento. I numerosissimi ritrovamenti in questa zona, alcuni dei quali recentissimi, (custoditi e visitabili al Museo di Santa Giulia di Brescia nella sezione romana, fanno pensare che tale insediamento sia stato di lunga durata. Infatti, in una necropoli di quell’epoca, sono state rinvenute numerose vestigia archeologiche: vasi, anfore, monete, coltelli e vari oggetti d’argento e di bronzo.
Particolarmente suggestiva la leggenda di “GHISALBA AHI BELLA”, presunta grande città che sarebbe esistita nel luogo dove oggi sorge Acqualunga, più precisamente dove negli anni Settanta si insediò una cava che avrebbe portato alla luce vestigia, colonne, pezzi di statue ed altro. Nell’Ottocento era credenza popolare che dove sorgeva questa ipotetica città si aggirasse “una donna vestita a bruno, leggera come il vento” che cercasse pace per la propria anima in pena.
Come gran parte dei paesi limitrofi, nel maggio 1427 Acqualunga giurò fedeltà a Venezia: per questo fu costretta a subire nel 1430 una ritorsione ad opera dell’esercito visconteo. Nel 1483, durante la guerra di Ferrara, viene segnalato il passaggio in paese dell'esercito con a capo il duca di Calabria, che fu accolto con apprensione dalla popolazione. In seguito la storia di Acqualunga sarà legata a due importanti famiglie bresciane, quelle degli Emigli e dei Fè d’Ostìani; quest’ultima, proveniente dal cremonese, ebbe origine probabilmente nel secolo XIV da un Bettoncello di Azzanello. Queste famiglie e i loro successori domineranno la scena politica, religiosa e sociale per diversi anni. Gli Emigli abitavano nel palazzo situato sull’altura di fronte alla Chiesa Parrocchiale, passato poi ai Gambara, in seguito ai Collalto e infine ai Della Volta, per poi essere acquistato dal Comune di Borgo San Giacomo nel 1931 e adibito ad edificio scolastico. Da poco ristrutturato, ora il palazzo ospita la scuola materna (una delle prime a sorgere nella nostra provincia, ancora all’inizio del secolo scorso), l’ambulatorio, la sala assemblee e la sala del Consiglio di Frazione.
Al primo piano ha sede il Museo Ornitologico Serafino Fiamenghi, dove si possono ammirare oltre 500 esemplari di uccelli e altri mammiferi impagliati. Questa collezione si é resa possibile grazie alla passione di un noto ed apprezzato impagliatore acqualunghese, Serafino Fiamenghi, che per decenni ha raccolto, impagliato e collezionato questi animali. Alla sua morte, i parenti hanno ritenuto giusto donare questa collezione al Comune affinché la valorizzasse con questa importante esposizione. Recentemente, il museo si è arricchito di un’altra collezione, quella di Francesco Dalé, mentre nel salone del primo piano, fanno bella mostra alcune sculture in ferro battuto di Francesco Torri. Il Museo é visitabile per ora solo su prenotazione telefonando alla segreteria del Comune di Borgo San Giacomo.
L’altra importante famiglia, quella dei Fè d’Ostiani, possedeva un grandioso palazzo passato poi ai Vertua ed ora di proprietà della famiglia Paderno. L’edificio oltre ad essere molto bello, gode di uno splendido panorama sulla valle dell'Oglio.
Nel XIV secolo Acqualunga aveva ancora due chiese, una dedicata a Santa Maria e l’altra a Santa Maria Maddalena. La prima, ora distrutta, si staccò dalla pieve di Quinzano, poi nel secolo XV divenne parrocchiale; la seconda è detta anche “dell’Arcadello”. Fresca di consacrazione é la nuova Santella di via Case d’Oglio, dedicata alle anime del purgatorio, costruita nel 2002 ad opera di alcuni volontari, all’interno della quale si può ammirare un’opera del pittore Lorenzo Fontana.
Santa Maria Maddalena, tutt’oggi patrona del paese, si festeggia il 22 luglio: oltre ai riti religiosi, un nutrito gruppo di volontari e volonterosi locali, organizza tre giorni di festa con canti, balli, giochi nella piazzetta, dove si possono degustare alcuni patti tipici della zona come i “casonsei”, diventati ormai quasi un’icona del mangiar bene di questa frazione. Infatti, una singolare curiosità di questo paese è che vanta un’alta percentuale di trattorie e ristoranti, che da sempre sono stati motivo di richiamo per tante persone che hanno conosciuto Acqualunga attraverso un ottimo pranzo, prima ancora che per la sua storia millenaria.
In passato era molto sentita dalla popolazione anche la festa di San Giuseppe (19 marzo), che con la sola bancarella del “tiramolla” e un presumibilmente malandato “calcinculo” costituiva un’attrazione per tantissime persone, anche dei paesi limitrofi. Favorita spesso da splendide giornate di primavera, la festa di San Giuseppe era il giorno in cui intere compagnie di giovani si recavano a piedi ad Acqualunga per inerpicarsi lungo le coste della roggia Oriolo, della Cava o della Fratta in cerca di viole, contribuendo a far sbocciare i primi tiepidi adolescenti amori. Un altro polo di attrazione di questo paese è sempre stato il Fiume Oglio, che ha costituito per intere generazioni la colonia “marittima” estiva. Nelle afose giornate d’estate, le spiagge di sabbia e ghiaia di località come “al Gaasì”, “le Barche” o “al Ponte” hanno sostituito con dignità nell’immaginario collettivo, le località balneari più alla moda, località che un tempo solo pochi potevano permettersi.
Negli ultimi anni, fortunatamente, si assiste ad un ritorno di queste tradizionali gite domenicali, forse dettate da una ricerca di valori che sembravano inesorabilmente persi.
Il territorio di Acqualunga, con le sue rogge, le sue alture, i sui pendii e il suo grande fiume, costituisce un patrimonio che va certamente salvaguardato. I numerosi vasi e rogge d’acqua, disponibili anche grazie alle ampie bonifiche che furono compiute a partire dal 1700, rendono questa terra molto fertile. Passando da queste parti, un tempo era facile imbattersi in lunghi filari di gelsi che servivano per l’allevamento di bachi da seta. Vi è ancora oggi una discreta presenza di alcune specie di piante, principalmente robinie, salici e pioppi, specialmente nelle zone adiacenti al fiume Oglio. I campi vengono prevalentemente coltivati a granoturco che d’estate circonda questo affascinante paesetto con un incantevole manto dorato. Sono inoltre presenti diversi allevamenti di pollame, suini e bovini.
Sul territorio non è presente alcun’industria, e per taluni casi, questa prerogativa sembra essere diventata un ottimo biglietto da visita. In conclusione ci piace riportare quello che scrisse già nel 1875 Luigi Zerbi nel suo libro “Acqualunga Romana”: “Quel tratto di strada che da Quinzano conduce ad Acqualunga e Villachiara, è forse uno dei più ameni che la bassa bresciana offre allo sguardo del visitatore, il quale quasi non sa spiegare a se stesso il perché nel mezzo della sconfinata pianura tutto ad un tratto accentuate ondulazioni del terreno gli rammentino le delizie di verdeggianti collinette”. E poco dopo: “Ora verdeggianti boschine, tassi, e querce, e banchi di lucenti arene costeggiano il corso del fiume, ed estendendosi a’lati dello stesso ben ponno dirsi un prolungato labirinto dai più romantici sentieri”. E poi ancora: ”Acqualunga è posta al centro di questa striscia incantata, e giacente sull’eminenza di considerevole promontorio gode d’un panorama deliziosissimo. L’agro cremonese gli si distende ai piedi, e le torri de’ circostanti paesetti di Genivolta e Castelvisconti fanno gentilissimo contrasto a filari d'alberi, a chiome di gelsi, a gruppi di rigogliosi cespugli che gradatamente sfumansi colle nebbie del lontano orizzonte...".

