Ha firmato una delle opere artistiche più vere ed emozionanti degli ultimi decenni, la cattedrale vegetale di Arte Sella, in Valsugana. Doveroso l’omaggio a Giuliano Mauri, scultore nato a Lodivecchio 71 anni fa, scomparso due giorni fa. Il sindaco della sua città, Lodi, ha detto: «È una grave perdita per la città, di cui Mauri è stato espressione quanto mai efficace, con la sua capacità di legare creatività e ambiente naturale. La sua personalità era contraddistinta da innata riservatezza. Ne ha dato prova quando gli è stato consegnato il Fanfullino: non aveva voluto rilasciare dichiarazioni». Le cronache dicono che era scultore dalla vena fantastica, doveva la fama ai poetici «castelli» di rami e tronchi, materiale deperibile e simbolo della caducità delle cose umane. Nel 1976 partecipò alla Biennale di Venezia, nel 1992 alla Triennale di Milano. Fra i suoi lavori la Cattedrale vegetale, appunto e le installazioni alla Villa Reale di Monza. Il Trentino gli deve molto. Quella cattedrale vegetale rimane squarcio di luce ed armonia, da gustare in silenzio, lentamente. Contro il tempo, malgrado il tempo.
Carlo Martinelli
Appresa la notizia della scomparsa di Giuliano Mauri, il Comune di Borgo San Giacomo e la Fondazione Castello di Padernello esprimono il loro dolore per la perdita dell’uomo e dell’artista.
L’uomo che con grande umiltà e semplicità è venuto da noi a proporre la sua versione dell’arte e sul senso e significato delle sue sculture.
Per l’artista che ci ha donato un’opera importante (probabilmente l’ultima): il ponte San Vigilio su un’affluente della roggia Savarona. L’opera, visitata ed ammirata da molti, esprime fino in fondo l’idea di armonia totale tra l’uomo e natura, tra le costruzioni umane e l’ambiente che le circonda.
Addio Giuliano Mauri, una parte di te è rimasta tra noi e ci ha reso migliori.
Ignazio Parini





